Racconti rubati per il web. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Si è vero, sono io che me ne sono andata ma se ci pensi scelta non me ne  avevi data proprio. Liti, discussioni, discussioni e liti e alla fine non  avevo  alternative. Si è vero sono io che ti ho lasciato, quel giorno, quella mattina presto, ma l’ho fatto perché speravo che tu capissi. Solo che da quel momento non ti ho più visto, anzi non è vero, ti ho visto ancora, ma non eri più una cosa mia.

Agnese ha un auricolare senza audio infilato nell’orecchio, una sigaretta accesa e cerca  un posto per sedersi, fermata metropolitana, terzo binario. E’ una bella donna, circa trent’anni, capelli lunghi neri, occhi verdi.

Lui aveva detto che occhi verdi così, sono rari, nello splendore abbagliante del loro amore.  Come quelli di un gatto, freddi e profondi.  Aveva messo le dita tra i capelli in quella notte senza sonno. Facciamo che mi sveglio a casa tua domani, facciamo che non ho nessun bisogno di andarmene.

Agnese guarda ancora l’orologio sul terzo binario, è passato troppo tempo, ma lui è sempre in ritardo per principio, un’altra delle cose che odiava di lui: ritardo e telefono  non raggiungibile.  Si era accaparrato questo diritto e lo ostentava. Lei  dal canto suo invece, si era appropriata del diritto di conoscerlo meglio di chiunque altro.

Ma perde le chiavi della calma, il cuore ogni momento che passa si raffredda, forse non viene, forse non verrà  mai  Fischio di metropolitana ed ecco che forse arriva,  frenata di metropolitana e boum, tutta la gente che sa di fretta e di povertà si rigurgita sulla banchina del  binario tre.  Agnese è là,  congelata e  immobile che guarda  i passanti. Gli occhi striati di metallo e d’agata scorgerebbero un atomo di lui tra folla.

Pochi secondi e tutto si dirada, ti pentirai di non essere venuto a parlare con me.  Se in questa storia solo io soffro giuro che.. e si morde le labbra, la rabbia brucia e infuria il volto. Non ce n’è per nessuno, l’ira del gatto è bella, bruciante di pura fiamma felina, pelo irto e scintille blu, occhi verdi fiammanti.

Aveva una lettera per lui, per fargli tornare in mente tutti quei giorni passati insieme, la tiene in tasca e con le dita affusolate la stringe, la conserva e con lei scende di corsa le scale. In un attimo è fuori, l’inverno è alle porte, un messaggio a mamma per sentirsi un po’ a casa. Mangio un gelato con Noemi.   Ma non eri a dieta?!!  La dieta la inizio lunedì.