Racconti rubati per il web. Infinite jest. page 3.

All’inizio dell’inverno Agnese aveva preso una brutta influenza, sdraiata sul letto a faccia in giù cercava di non sentire sua madre che discuteva al telefono. Normalmente le sue conversazioni telefoniche si protraevano a lungo, accompagnate dal rumore delle pantofole che andavano compulsivamente avanti e indietro nel corridoio, era il suo modo di parlare al telefono.  Ficcò la testa sotto il cuscino, pioveva da tutta la notte e continuò a piovere per tutta la settimana. La notte prima non aveva dormito bene  e si era  svegliata  con una patina di nebbia febbricitante nel cervello e la gola che faceva male.

Mentre teneva il telefono con una mano e una tazza di caffè con l’altra, la madre sbraitò: “la mia vita è un inferno” e con un piede spalancò  la porta, liberando un ondata di luce che entrò nella stanza. Chiuse la telefonata e fissò il volto splendido di Agnese. Si chiama Donatella ma tutti la chiamano Dina, da più di dieci anni dice continuamente che vuole sparire senza lasciare traccia, senza che si capisca bene cosa intenda.  Agnese si alzò seduta tenendosi con una mano al lato della parete.

“Perché sei sempre così nervosa? Se provi a rilassarti vedrai anche le cose diversamente, più leggere.”  “Tu che ne sai?”  chiese Dina,  la voce risuonò di risentimento e Agnese capì di aver sbagliato le parole. Lei continuò: “a esser leggera ci guadagnerei  solo che il vento mi spezzerebbe via, questo è l’unico modo che ho per sopravvivere” Faceva un freddo glaciale. Pensò che avesse torto ma lo tenne per se, le esperienze fondamentali sono le stesse per tutti anche se succedono in mille modi diversi.  L’errore sboccia nel più inaspettato dei luoghi.

Dina è assolutamente bella e unica, una rarità. Da ragazza aveva lavorato per un po’ come modella ma poi aveva scelto poi di lasciare tutto per dedicarsi alla famiglia, questo dopo la nascita del suo primo figlio Emanuel. In seguito la vita cominciò a scivolarle via, monotona ma felice, inghiottita e sfocata dalla memoria. Il 14 maggio di 15 anni prima ,  un avvenimento aveva deviato il corso della sua vita, suo figlio aveva deciso di sparire nel nulla, senza che se ne capisse mai il perché.

Dalla scuola avevano chiamato i genitori, suo figlio non si faceva vivo da parecchi giorni. La polizia sembrò che stesse per scoprire qualcosa praticamente ogni giorno, ma non fu così . Tre anni dopo il marito se ne andò anche lui, la lasciò con denaro sufficiente per andare avanti a malapena un mese, ma facendole in fondo un gran favore.  Agnese si sistemò nella camera di Emanuel e da allora sua madre iniziò a servirle il caffè a letto ogni mattina , come stava facendo ora.

Nessuna delle due sa mai da dove iniziare a parlarne, che parole ci vorrebbero per esprimere una tale tristezza, le parole stupide sono solo polvere dispersa al vento. Allora non lo fanno e rimangono in silenzio oppure parlano d’altro. Non avendo altro modo per sfogare la sua tensione, Dina rimase un secondo a fissare il telefono che aveva in mano, poi si ricordò di avere un pentola sul fuoco, tornò in cucina appena in tempo per evitare un disastro. L’orologio sulla parete segnava le 11 e 30.