Racconti rubati per il web. Portami con te. Page 5

La mattina si svegliò con un entusiasmo insolito, non era già stanca come al solito e finalmente poteva lasciarsi qualcosa alle spalle per ricominciare in modo diverso e sopportabile. Si avvicinò alla finestra per guardare fuori come se cercasse anche intorno a se la conferma di qualche cambiamento in atto. La strada era sempre la stessa, più luminosa però, dopo tanti giorni oggi finalmente non pioveva e c’era una gran luce bianca che cercava di infilarsi nella camera attraverso le tende. Cercando di sopportare il freddo ancora per qualche istante, Agnese aprì le tende e un fascio luce colpì gli occhi ancora assonnati. Era tutto uguale a ieri, solo più scintillante: l’automobile parcheggiata sul viale era sempre la stessa auto nera, ma i cerchioni erano stati lavati dalla pioggia e brillavano d’argento, all interno si intravedeva la tappezzeria.

Agnese indossò qualcosa di più caldo. Per quanto ricordava Agnese aveva sempre dato una mano in casa , a soli sei anni era già stata in grado di riordinare la cucina e da allora l’aveva sempre fatto. Le mani sapevano muoversi autonomamente mentre lei pensava a tutt’altro, sogni probabilmente. Le mani delle donne possiedono tutte questa speciale destrezza nello svolgere mansioni senza doverci pensare. Poi quando tutto era perfettamente ordinato e pulito Agnese si sedeva al tavolo rotondo per bere il suo caffè, aveva fatto il suo dovere e poteva informarsi sulle notizie del giorno, anche quello era un dovere ma più piacevole. La sua figura gracile si ipnotizzava davanti allo schermo, qualunque schermo, come se la sua anima ne venisse risucchiata, davano le notizie del giorno.

A vederla cosi si sarebbe detto che ascoltasse con grande attenzione e forse era quello che cercava di fare, ma solo dopo 5 minuti avrebbe certamente dimenticato tutto. Aveva consapevolezza di questa sua caratteristica, quella di non riuscire ad immagazzinare informazioni. A cosa era dovuta non l’aveva mai capito: forse cattiva memoria o peggio, scarsa intelligenza. Questi ragionamenti si concretavano in un senso di scoramento che conosceva molto bene, perciò visto che oggi doveva essere un giorno speciale, spense la TV e non accese il PC.

Stava ancora frugando nella sua memoria quanto il telefono suonò, si voltò per vedere l’immagine sullo schermo di chi chiamava già così presto e vide la faccia gioconda di Noemi . Non era certo una gran bellezza ma la cascata di capelli rossi la rendevano attraente. La scritta “amica del cuore” scorreva veloce sul display, decise di fingere di non aver sentito il telefono, tornò in camera sua con l’idea di scegliere i vestiti per quella sera. Abbigliamento aggressivo, bianco e nero, magari tutto nero. Scarpe comode per sentirsi disinvolta perché la disinvoltura è alla base di tutto. Avrebbe fatto la cameriera al Momy’s Pub, avrebbe lucidato forchette e servito birre, avrebbe sorriso ai clienti e cenato a tarda notte con i colleghi. Era la decima volta che si guardava allo specchio e le sfiorò il sospetto che fosse vestita proprio come sempre, come tutti gli altri giorni. Pensò a suo fratello scomparso e al fatto che non ricordasse più cosa gli aveva scritto nell’ultima lettera e decise di scrivergli ancora.

“Mi chiedo se c’è un motivo in particolare perché non mi vuoi nella tua vita”, forse ho scritto questo nell’ultima lettera a cui tu, ovviamente non hai risposto. E vorrei anche dirti che oggi è un giorno importante, ho lasciato la scuola per lavorare,  tanto non sono brava, non come te. Mi sono impegnata un sacco ma rimango sempre una mediocre. E’una faccenda che non accetto e spero di trovare al più presto qualcosa che veramente mi riesca bene, a regola d’arte. So che la fuori, nel mondo c’è anche la mia strada e io devo trovarla, altrimenti sarei costretta a concludere che sono una persona senza nessun talento. Ci sono un sacco di libri che sostengono che tutti ne abbiamo uno, basta capire qual’è. In fondo al cuor mio so, che se ne avessi avuto uno, questo sarebbe vissuto e cresciuto dentro di me come un lattante che strilla quando vuole mangiare. Invece io mi ritrovo a cercare un qualunque interesse che risvegli un embrione mai attecchito da nessuna parte a cui sarebbe piaciuto  moltissimo non si sa cosa, probabilmente se ne era già dimenticato. Più facile svegliare qualcuno dal coma irreversibile, almeno sai chi è e come ha vissuto.

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