Sergio Marchionne, la vita, la morte mediatica.

E’ in fin di vita, ormai in coma irreversibile in una clinica di Zurigo, Sergio Marchionne,  ricoverato dal  27 giugno in una clinica di Zurigo per un intervento alla spalla. Complicazioni post operatorie, in realtà un tumore ai polmoni (fonte Dagospia)  non gli permettono più di tornare alla sua vita.

John Elkann il 21 luglio annuncia le sue gravi condizioni di salute contemporaneamente ai nomi di chi lo sostituirà, il testo della lettera inviata ai dipendenti è copiata in basso.

Marchionne diceva  che tra le divise si sentiva a casa,  in una delle sue ultime apparizioni in pubblico  durante la consegna della Jeep Wrangler fornita in dotazione  all’arma dei carabinieri, vuole ricordare suo padre e i valori con cui lo ha cresciuto: serietà, onesta, disciplina.

Diceva che chi comanda è solo e ne fa il titolo di un libro, diceva che la gente d’Abruzzo  non si arrende mai.

Per Berlusconi è il simbolo dell’Italia,  per Bertinotti è il simbolo del capitalismo.

Osannato per essere un grande manager , odiato per aver tolto il volto italiano alla Fiat, di fatto era un giocatore che amava vincere.

Nato a Chieti 17 giugno 1952, figlio di un maresciallo dei carabinieri, all’età di 14 anni la sua famiglia si trasferisce in Canada, dove proseguirà gli studi  laureandosi  in filosofia e in legge.  Svolge come avvocato la prima parte della sua vita professionale, ma non è quello il suo vero talento.  Negli anni 80 diventa direttore di sviluppo aziendale alla  Lawson Mardon Group in Ontario.  Tra la fine degli 80 e l’inizio degli anni 90 ricopre il ruolo di vice presidente esecutivo di  Glenex Industries e responsabile finanziario di Acklands.  Nei primi anni 2000 è prima amministratore delegato e poi presidente di Lonza Group Ltd.  L’anello di congiunzione con Umberto Agnelli si crea quando Marchione nel 2002 diventa amministratore delegato della  Société Générale de Surveillance di Ginevra, ribaltandone le sorti economiche  in soli due anni.

Nel mondo dell’alta finanza i suoi risultati non sono passati  inosservati, Umberto Agnelli lo vuole nel consiglio di amministrazione del della Fiat.  Nel 2004 sarà amministratore delegato del gruppo Fiat (che in seguito diventerà FCA), e subito dopo di Fiat auto.

Merchionne è  un vero genio della finanza, la Fiat è a un passo dal commissariamento da parte dello stato ma lui riesce a riportarla a livelli di utile mai avuti prima. Alcuni passaggi strategici, non totalmente comprensibili ai comuni mortali, ma che vale la pena di raccontare sono:

liberare General Motors dagli obblighi verso Fiat in cambio di due miliardi di euro (un contratto stipulato precedentemente,  conteneva l’opzione put, che avrebbe obbligato la GM a comprare le azioni Fiat in ribasso).

Trattare con le banche debitrici e convertire i debiti in azioni prospettando il rilancio dell’azienda.

Acquisire la Chrysler di Detroit ( senza sborsare un soldo e consapevole che il governo di Obama non l’avrebbe mai fatta fallire). Il mercato delle auto in Usa in ogni caso si risolleva con grande anticipo rispetto a quello italiano,  nel 2017 metà degli utili provengono dagli Stati Uniti.

“Imported from Detroit”  Spot  https://youtu.be/SKL254Y_jtc

Il 13 ottobre 2014 sostituisce  Luca Cordero di Montezemolo e diventa presidente della Ferrari.

Di John Elkann:

“Care colleghe, cari colleghi, 

questa è senza dubbio la lettera più difficile che abbia mai scritto. 

È con profonda tristezza che vi devo dire che le condizioni del nostro Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, che di recente si è sottoposto a un intervento chirurgico, sono purtroppo peggiorate nelle ultime ore e non gli permetteranno di rientrare in FCA. 

Negli ultimi 14 anni, prima in Fiat, poi in Chrysler e infine in FCA, Sergio è stato il miglior amministratore delegato che si potesse desiderare e, per me, un vero e proprio mentore, un collega e un caro amico. Ci siamo conosciuti in uno dei momenti più bui nella storia della Fiat ed è stato grazie al suo intelletto, alla sua perseveranza e alla sua leadership se siamo riusciti a salvare l’azienda. 

Sergio ha anche realizzato un incredibile turnaround in Chrysler e, grazie al suo coraggio nel lavorare all’integrazione culturale tra le due aziende, ha posto le basi per un futuro migliore e più sicuro per noi tutti. 

Saremo eternamente grati a Sergio per i risultati che è riuscito a raggiungere e per aver reso possibile ciò che pareva impossibile. Ma come lui stesso ha detto più volte: «Il vero valore di un leader non si misura da quello che ha ottenuto durante la carriera ma da quello che ha dato. Non si misura dai risultati che raggiunge, ma da ciò che è in grado di lasciare dopo di sé». 

Fin dal nostro primo incontro, quando parlammo della possibilità che prendesse le redini della Fiat, ciò che mi ha veramente colpito di lui, al di là delle capacità manageriali e di una intelligenza fuori dal comune, sono state le sue qualità umane. Qualità che gli ho visto negli occhi, nel modo di fare, nella capacità di capire le persone. Ci ha insegnato ad avere coraggio, a sfidare lo status quo, a rompere gli schemi e ad andare oltre a quello che già conosciamo. 

Ci ha sempre spinti ad imparare, a crescere e a puntare in alto – spesso andando oltre i nostri stessi limiti – ed è sempre stato il primo a mettersi in gioco. L’eredità che ci lascia parla di ciò che è stato davvero importante per lui: la ricerca dell’eccellenza, l’idea che esiste sempre la possibilità di migliorare. I suoi insegnamenti, l’esortazione a non accettare mai nulla passivamente, a non essere soddisfatto della mera sufficienza sono ormai parte integrante della nostra cultura in FCA: una cultura che ci spinge ad alzare sempre l’asticella e a non accontentarci mai della mediocrità. 

La definizione che Sergio ci ha dato della parola leader è valida oggi più che mai. Quello che conta davvero è il tipo di cultura che un leader lascia a chi viene dopo di lui. Il miglior modo per giudicarlo è attraverso ciò che l’organizzazione fa dopo di lui. 

Questo è solo uno dei tanti esempi di quanto Sergio fosse un leader vero e molto raro. Già anni fa, abbiamo iniziato a lavorare ad un piano di successione che avrebbe garantito continuità e preservato quella cultura unica che vive in FCA. 

Potendo contare su un piano già definito, stiamo ora anticipando il processo e oggi il Consiglio di Amministrazione ha nominato Mike Manley nuovo Amministratore Delegato di FCA. Mike è stato uno dei principali protagonisti del successo di FCA e ha già al suo attivo una lunga lista di successi e obiettivi raggiunti. Sotto la sua guida, il marchio Jeep ha vissuto un periodo di profonda trasformazione che ha portato a una crescita senza precedenti, da poche centinaia di migliaia di unità all’anno a diversi anni di vendite record, gli ultimi quattro dei quali superando il milione di veicoli venduti. Jeep è così diventato non solo uno dei marchi con il più alto tasso di crescita al mondo ma anche il più redditizio del Gruppo. Negli anni, Mike ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità e ha maturato una vasta esperienza gestionale in tutte le nostre regioni, raggiungendo risultati importanti in ognuna delle posizioni ricoperte e dimostrando sempre una grande determinazione nel conseguimento dei suoi obiettivi. 

Sono certo che tutti voi fornirete il massimo supporto a Mike, lavorando con lui e con il team di leadership al raggiungimento degli obiettivi del piano industriale 2018-2022 con lo stesso impegno e la stessa integrità che ci hanno guidato fino ad ora.”

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