Racconti rubati per il web. La luce che c’è dietro le persone. Page 6

Agnese è nata in una città con un grande fiume che la attraversa proprio nel mezzo. Quando era piccola sua madre le aveva insegnato che bastava seguire il fiume per ritrovare la strada di casa, un insegnamento inusuale quando si vive in una grande metropoli, inusuale ma molto efficace perché la sola vista del fiume riusciva a ridare ad Agnese la tranquillità necessaria per orientarsi quando si perdeva, sapeva che in qualunque posto si trovasse, il corso del fiume l’avrebbe riportata a casa. Ai tempi della scuola, il fiume si vedeva dalla finestra di quasi tutte le classi e anche la casa della sua infanzia, benché fosse in un’altra zona della città, era un attico da cui si vedeva un ponte di cemento bianco che attraversa il fiume. Nel suo linguaggio famigliare esisteva l’espressione al di là del ponte e da questa parte del ponte, per indicare lontano o vicino.

Adesso abitava in una casa vecchia di un quartiere immerso in un grande parco regionale, nel lato nord della città. Dopo molti giorni di pioggia, il quartiere si invadeva di un intenso profumo di verde e al primo sole, piante e rovi crescevano a dismisura, soffocando i marciapiedi  come se le strade prese da un incantesimo, dovessero trasformare tutto in una grande  foresta. Era il suo primo giorno di lavoro e Agnese scendendo lungo il viale, ebbe la sensazione che, per la prima volta da quando era nata,  nel mondo ci fosse una coerenza inapparente e niente avrebbe potuto mutarla. Presa dalle sua riflessioni che riguardavano principalmente il senso o il non senso della vita, si trovò senza nemmeno accorgersene davanti al Momi’s Pub.

Vicino al Momy’s c’era una rinomata gelateria e entrambi i negozi si trovavano al fianco di una bassa collina, a capo fila di una serie di altre attività commerciali meno interessanti  che Agnese poteva vedere dalla finestra di casa sua, posta in cima alla collina.  Era alla porta quando questa si spalancò. Riconobbe il cuoco, sia perché lo aveva già intravisto, sia perché era vestito di bianco. Davide, così si chiamava il tizio vestito di bianco che la fece entrare senza troppi preamboli. Se esisteva al mondo un altra persona con uno sguardo e un espressione simili a quelli, probabilmente era proprio lei stessa quando aveva lo sguardo e l’espressione di si sforza di chi non pensare troppo ai propri guai.

Il Momy’s era un posto decisamente accogliente, così come le persone che ci lavoravano: Jasmine la cameriera, Davide il cuoco, il signor Di Boves, il  lava piatti Daya e ora anche Agnese.  Si sentiva molto sicura e subito parte della squadra, iniziò a sistemare il necessario sui tavoli seguendo le indicazioni che le venivano date. I tavoli che preferiva anche quando era venuta come cliente, erano quelli  lungo la vetrina sulla strada, quelli che invece delle sedie hanno le panche  di velluto verde.  I tavoli con le panche di velluto verde lungo la vetrina sono più grandi e vengono  apparecchiati in modo diverso perché c’è più spazio: sopra ci sono anche i dispenser con le salse e le oliere.

Jasmine prese la sua posizione abituale, ovvero quella di puntellare i gomiti sul bancone di fronte la porta d’ingresso,  da un punto dove si può sorvegliare l’entrata e l’intero locale.  Contemporaneamente poteva chiacchierare con il personale in cucina.  Il signor Di Boves dagli occhiali  sulla punta del naso, mani che lisciano i baffi e veduta sulla cassa, amava ascoltare il chiacchiericcio senza intervenire.  Agnese era troppo timida per avvicinarsi ma era attratta da loro come da un filo invisibile.  Non era la sola a subire questa attrazione perché, malgrado la strada risultasse quasi deserta, i clienti da lì a poco cominciarono ad arrivare . Arrivarono coppie intente a fissarsi negli occhi e coppie separate da un vuoto silenzio . Gli uomini  che arrivavano soli mangiavano zuppe e bistecche per sentirsi come a casa mentre  i ragazzi chiassosi bevevano aperitivi prima di cena, vino durante e superalcolici dopo. Agnese e Jasmine si davano il turno  per portare boccali di birra pieni e riprendere piatti vuoti.

Il campanello della cucina suonava a ritmo costante e Agnese avvertiva il suono come uno sguardo di Davide su di lei. La  musica di sottofondo non copriva abbastanza le voci, che rivelavano dettagli e indizi di vite sconosciute, di lavori onesti e disonesti. Anche senza ascoltare  si  poteva capire quello che dicevano: teste reclinate a sinistra o corpi protesi in avanti, schiene gobbe  o dritte con colli sinuosi da cigno. Tacchi  troppo alti, gonne corte, uomini e donne troppo vecchi per tentare di fingere sogni a cui ancora aggrapparsi.

Le ordinazioni impilate sul bancone diventano conti impilati vicino alla cassa e fuori  cominciavano a formarsi  gruppetti immersi nelle nubi puzzolenti del fumo delle sigarette. Jasmine sorrideva come sempre, alta come un uomo non avrebbe mai potuto indossare un paio di tacchi.  Agnese catalogò quel giorno come uno dei giorni belli della sua vita, tutto era andato liscio, i drammi di cui quella serata era stata spettatrice erano eventualmente di qualcun’altro, le ragazze che sembrano far parte del progetto “come essere sempre bellissime a qualunque ora del giorno e della notte”, se ne andavano salutando a gridolini , nessun dettaglio la turbava.

 

Racconti rubati per il web. Portami con te. Page 5

La mattina si svegliò con un entusiasmo insolito, non era già stanca come al solito e finalmente poteva lasciarsi qualcosa alle spalle per ricominciare in modo diverso e sopportabile. Si avvicinò alla finestra per guardare fuori come se cercasse anche intorno a se la conferma di qualche cambiamento in atto. La strada era sempre la stessa, più luminosa però, dopo tanti giorni oggi finalmente non pioveva e c’era una gran luce bianca che cercava di infilarsi nella camera attraverso le tende. Cercando di sopportare il freddo ancora per qualche istante, Agnese aprì le tende e un fascio luce colpì gli occhi ancora assonnati. Era tutto uguale a ieri, solo più scintillante: l’automobile parcheggiata sul viale era sempre la stessa auto nera, ma i cerchioni erano stati lavati dalla pioggia e brillavano d’argento, all interno si intravedeva la tappezzeria.

Agnese indossò qualcosa di più caldo. Per quanto ricordava Agnese aveva sempre dato una mano in casa , a soli sei anni era già stata in grado di riordinare la cucina e da allora l’aveva sempre fatto. Le mani sapevano muoversi autonomamente mentre lei pensava a tutt’altro, sogni probabilmente. Le mani delle donne possiedono tutte questa speciale destrezza nello svolgere mansioni senza doverci pensare. Poi quando tutto era perfettamente ordinato e pulito Agnese si sedeva al tavolo rotondo per bere il suo caffè, aveva fatto il suo dovere e poteva informarsi sulle notizie del giorno, anche quello era un dovere ma più piacevole. La sua figura gracile si ipnotizzava davanti allo schermo, qualunque schermo, come se la sua anima ne venisse risucchiata, davano le notizie del giorno.

A vederla cosi si sarebbe detto che ascoltasse con grande attenzione e forse era quello che cercava di fare, ma solo dopo 5 minuti avrebbe certamente dimenticato tutto. Aveva consapevolezza di questa sua caratteristica, quella di non riuscire ad immagazzinare informazioni. A cosa era dovuta non l’aveva mai capito: forse cattiva memoria o peggio, scarsa intelligenza. Questi ragionamenti si concretavano in un senso di scoramento che conosceva molto bene, perciò visto che oggi doveva essere un giorno speciale, spense la TV e non accese il PC.

Stava ancora frugando nella sua memoria quanto il telefono suonò, si voltò per vedere l’immagine sullo schermo di chi chiamava già così presto e vide la faccia gioconda di Noemi . Non era certo una gran bellezza ma la cascata di capelli rossi la rendevano attraente. La scritta “amica del cuore” scorreva veloce sul display, decise di fingere di non aver sentito il telefono, tornò in camera sua con l’idea di scegliere i vestiti per quella sera. Abbigliamento aggressivo, bianco e nero, magari tutto nero. Scarpe comode per sentirsi disinvolta perché la disinvoltura è alla base di tutto. Avrebbe fatto la cameriera al Momy’s Pub, avrebbe lucidato forchette e servito birre, avrebbe sorriso ai clienti e cenato a tarda notte con i colleghi. Era la decima volta che si guardava allo specchio e le sfiorò il sospetto che fosse vestita proprio come sempre, come tutti gli altri giorni. Pensò a suo fratello scomparso e al fatto che non ricordasse più cosa gli aveva scritto nell’ultima lettera e decise di scrivergli ancora.

“Mi chiedo se c’è un motivo in particolare perché non mi vuoi nella tua vita”, forse ho scritto questo nell’ultima lettera a cui tu, ovviamente non hai risposto. E vorrei anche dirti che oggi è un giorno importante, ho lasciato la scuola per lavorare,  tanto non sono brava, non come te. Mi sono impegnata un sacco ma rimango sempre una mediocre. E’una faccenda che non accetto e spero di trovare al più presto qualcosa che veramente mi riesca bene, a regola d’arte. So che la fuori, nel mondo c’è anche la mia strada e io devo trovarla, altrimenti sarei costretta a concludere che sono una persona senza nessun talento. Ci sono un sacco di libri che sostengono che tutti ne abbiamo uno, basta capire qual’è. In fondo al cuor mio so, che se ne avessi avuto uno, questo sarebbe vissuto e cresciuto dentro di me come un lattante che strilla quando vuole mangiare. Invece io mi ritrovo a cercare un qualunque interesse che risvegli un embrione mai attecchito da nessuna parte a cui sarebbe piaciuto  moltissimo non si sa cosa, probabilmente se ne era già dimenticato. Più facile svegliare qualcuno dal coma irreversibile, almeno sai chi è e come ha vissuto.

Racconti rubati per il web. In fondo mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto.(Muriel Barbery) page 4.

Una sera a cena Agnese aveva bruscamente annunciato di voler lasciare la scuola. “Vorrei trovarmi un lavoro” proseguì.  Sua madre si alzò e iniziò a impilare cose per fare spazio sul tavolo. “Che genere di lavoro?” Disse sua madre guardandola in faccia per un istante.  Dina cercò di nascondere il solito tuffo al cuore, il solito senso di paura, ansia, angoscia e insicurezza che si impossessavano di lei ogni volta che i figli deragliavano dalla via abituale. Non erano utili tutti i segnali di allarme  dati in precedenza, in quanto lei con grande arte li schivava e sperava, senza crederci neanche un po’, che quegli attacchi di rinnovamento e voglia di cambiare, di cui i suoi figli soffrivano diciamo regolarmente, venissero poi tralasciati per pigrizia.  “Mi piacerebbe cantare” rispose Agnese, “moltissimo!”

Poi sorrise per placare l’inquietudine che già nella stanza aveva preso la forma di una nube elettrica. Lei, a differenza di suo fratello Emanuel, aveva ereditato la paura di vivere e di sperimentare,  certamente non era una che come lui, ma neanche molto di meno, poteva prendere il coraggio di capire che niente è immutabile. La vita fa promesse beffarde e si giustificano, a tutto si da un perché e a volte, là dove questo è possibile, ci si   la colpa, per poter continuare custodire quelle promesse e conservare l’idea che qualcosa possa veramente accadere. “Potrei lavorare come cameriera, servire ai tavoli non è difficile, magari mi rimarrebbe il tempo per prendere lezioni di canto”.

Aveva già parlato con l’uomo baffuto del locale vicino casa sua, con molta sicurezza, come fanno le persone che non temono di mostrare gli anni. Si era guardata intorno nell’ambiente buio come deve essere un pub ma con la cassa illuminata e a fianco alla cassa il bancone che da sulla cucina. Un profumo di carne delizioso e un cuoco in t-shirt bianca che poggia i piatti pronti sul bancone di legno lucido, un campanello, poltrone di velluto verdi, una collega con la divisa e zoccoli da infermiera. L’uomo con i baffi insieme ai suoi sessant’anni dice: “arrivi alle 19 e te ne vai alle 2, alle 19 apparecchiate, tagliate il pane e rifornite il bar. All’una chiudiamo e ripulite tutto”.

La donna con gli zoccoli è Jasmine, aveva preso a guardarli incuriosita mentre  confabulavano in lontananza, il cuoco aveva suonato con forza il campanello sotto il suo orecchio  facendola trasalire e Agnese lo aveva finalmente notato.  L’aria vagamente scostante di quelli con la puzza sotto il naso, i capelli nerissimi. Si chiese se i due avessero una relazione, questo per il modo  brusco con lui l’aveva trattata che le ricordava i suoi genitori quando ancora stavano insieme.  Il ronzio del frigorifero dissolse la nube elettrica nella stanza e Dina disse l’unica cosa possibile: “va bene!” Da tempo aveva imparato che contraddire i figli quando oramai non sono più bambini, era solo inutile tempo perso.

Dina aveva la bizzarra convinzione che i rapporti si disgregassero se sottoposti a controllo eccessivo, come se potessero essere compromessi dall’usura, quindi in un certo senso lasciava a tutti una grande libertà di pensiero e azione. Questo le aveva fatto guadagnare la fama di persona con grandi vedute, invece oggettivamente , era proprio il contrario. Suo marito lavorava nel mondo della musica e di tanto in tanto gli erano capitate avventure con altre donne. Ora avrebbe dovuto fingere di  essere molto felice che Agnese desiderasse prendere lezioni di canto.  Non era difficile, dare ad intere una cosa per un altra, era da tempo un abitudine.

Racconti rubati per il web. Infinite jest. page 3.

All’inizio dell’inverno Agnese aveva preso una brutta influenza, sdraiata sul letto a faccia in giù cercava di non sentire sua madre che discuteva al telefono. Normalmente le sue conversazioni telefoniche si protraevano a lungo, accompagnate dal rumore delle pantofole che andavano compulsivamente avanti e indietro nel corridoio, era il suo modo di parlare al telefono.  Ficcò la testa sotto il cuscino, pioveva da tutta la notte e continuò a piovere per tutta la settimana. La notte prima non aveva dormito bene  e si era  svegliata  con una patina di nebbia febbricitante nel cervello e la gola che faceva male.

Mentre teneva il telefono con una mano e una tazza di caffè con l’altra, la madre sbraitò: “la mia vita è un inferno” e con un piede spalancò  la porta, liberando un ondata di luce che entrò nella stanza. Chiuse la telefonata e fissò il volto splendido di Agnese. Si chiama Donatella ma tutti la chiamano Dina, da più di dieci anni dice continuamente che vuole sparire senza lasciare traccia, senza che si capisca bene cosa intenda.  Agnese si alzò seduta tenendosi con una mano al lato della parete.

“Perché sei sempre così nervosa? Se provi a rilassarti vedrai anche le cose diversamente, più leggere.”  “Tu che ne sai?”  chiese Dina,  la voce risuonò di risentimento e Agnese capì di aver sbagliato le parole. Lei continuò: “a esser leggera ci guadagnerei  solo che il vento mi spezzerebbe via, questo è l’unico modo che ho per sopravvivere” Faceva un freddo glaciale. Pensò che avesse torto ma lo tenne per se, le esperienze fondamentali sono le stesse per tutti anche se succedono in mille modi diversi.  L’errore sboccia nel più inaspettato dei luoghi.

Dina è assolutamente bella e unica, una rarità. Da ragazza aveva lavorato per un po’ come modella ma poi aveva scelto poi di lasciare tutto per dedicarsi alla famiglia, questo dopo la nascita del suo primo figlio Emanuel. In seguito la vita cominciò a scivolarle via, monotona ma felice, inghiottita e sfocata dalla memoria. Il 14 maggio di 15 anni prima ,  un avvenimento aveva deviato il corso della sua vita, suo figlio aveva deciso di sparire nel nulla, senza che se ne capisse mai il perché.

Dalla scuola avevano chiamato i genitori, suo figlio non si faceva vivo da parecchi giorni. La polizia sembrò che stesse per scoprire qualcosa praticamente ogni giorno, ma non fu così . Tre anni dopo il marito se ne andò anche lui, la lasciò con denaro sufficiente per andare avanti a malapena un mese, ma facendole in fondo un gran favore.  Agnese si sistemò nella camera di Emanuel e da allora sua madre iniziò a servirle il caffè a letto ogni mattina , come stava facendo ora.

Nessuna delle due sa mai da dove iniziare a parlarne, che parole ci vorrebbero per esprimere una tale tristezza, le parole stupide sono solo polvere dispersa al vento. Allora non lo fanno e rimangono in silenzio oppure parlano d’altro. Non avendo altro modo per sfogare la sua tensione, Dina rimase un secondo a fissare il telefono che aveva in mano, poi si ricordò di avere un pentola sul fuoco, tornò in cucina appena in tempo per evitare un disastro. L’orologio sulla parete segnava le 11 e 30.

Racconti rubati per il web. Basta che funzioni, page 2.

Agnese guarda Noemi e viceversa. “Ho tre possibilità, facciamo che una è la rossa, una è la gialla e una è la verde.” Noemi  è seduta sul divano contro il muro, sorride,  come se ci fosse qualcosa da festeggiare e infatti scoppia in un concerto di entusiasmo e frasi fatte. “Che-cosa-ti avevo-detto?”  Agnese cerca di non guardarla, piuttosto preferisce fissare un punto sul muro.  “La rossa: sparire nel nulla, non subito. Il momento giusto è all’improvviso, deve sentirsi come uno che torna a casa di notte e la sua casa è stata venduta.”

Noemi si lascia andare contro lo schienale, tra loro il gusto eterno dell’amicizia che odora di latte appena scaldato. “Come quelli che partono senza dire nulla?” Agnese si sente  battere il cuore,  dopo tanto tempo è cosciente di averne uno. Le sue labbra innocenti non reclamano nulla, ma il cuore vorrebbe assistere al trionfo della giustizia.  I giorni passati a infilarsi forcine negli occhi, per non vedere. I giorni passati a  sbattere la testa contro muri altissimi per non sentire.

Noemi lancia un fischio di richiamo, aveva ingoiato  già toppe parole, ora rimbalzava in piedi e gesticolava, costringendola a seguire il suono della sua voce.  “Una scuola di danza? Tango espanol?”.  “Gioia mia adorata” esclamò Noemi prendendole il viso tra le mani. ” Non stare li a rimpiangere chissà quale errore commesso, errori non ne hai fatti, è solo che l’amore può finire…. è andata come andata, fattene una ragione e tanti saluti: have a great day.”

“La gialla è chiodo schiaccia chiodo, senza voltarsi indietro. I versi miei li ho sempre lasciati scrivere agli altri.”  Agnese scosse un bicchiere d’acqua posato sul tavolo, l’acqua rinnegò la sua trasparenza, anche lei.  Incrociò gli occhi dell’amica, come fili che legano le stelle. Mani che guidano carrozze di biscotti.  Quel che cercava di dire, quel che incominciò a dire pensando di esprimersi in tono assolutamente normale è che stava imparando a lasciar andare un uomo ma non sapeva da dove cominciare.

Noemi vedeva tutte queste cose con occhi diversi, a modo suo e non era un segreto. Ogni vicenda non esisteva che  per la sua utilità immediata e la sua filosofia era che mai un dito di vino dovesse essere dimenticato nel bicchiere.   “La gialla non è male, e la verde?” “Sono troppo stanca e afflitta per pensarci ora”.  Agnese si sdraio sul divano  appoggiò la testa sulle sue ginocchia.

Simultaneamente venne loro un idea, proprio in quei giorni era stata inaugurata una mostra di serpenti sotto la galleria della metropolitana. “Tanto per rimanere in tema”.

C’è un momento della giornata in cui tutto si ferma, quando la luce tramonta,  la stanza diventa buia e l’unica cosa illuminata rimane una pagina di Google che aspetta il termine di ricerca. “Serpente” . “Leggi!” incalza Agnese.  “essere viscido come un serpente: essere una persona sgradevole e di cui non ci si può fidare…” “C’è ne uno verde come la menta”. Agnese socchiude gli occhi e vuole guardare.  ” Il serpente è immobile, l’immobilità lo rende invisibile, questa è la verde.”

 

 

 

Racconti rubati per il web. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Si è vero, sono io che me ne sono andata ma se ci pensi scelta non me ne  avevi data proprio. Liti, discussioni, discussioni e liti e alla fine non  avevo  alternative. Si è vero sono io che ti ho lasciato, quel giorno, quella mattina presto, ma l’ho fatto perché speravo che tu capissi. Solo che da quel momento non ti ho più visto, anzi non è vero, ti ho visto ancora, ma non eri più una cosa mia.

Agnese ha un auricolare senza audio infilato nell’orecchio, una sigaretta accesa e cerca  un posto per sedersi, fermata metropolitana, terzo binario. E’ una bella donna, circa trent’anni, capelli lunghi neri, occhi verdi.

Lui aveva detto che occhi verdi così, sono rari, nello splendore abbagliante del loro amore.  Come quelli di un gatto, freddi e profondi.  Aveva messo le dita tra i capelli in quella notte senza sonno. Facciamo che mi sveglio a casa tua domani, facciamo che non ho nessun bisogno di andarmene.

Agnese guarda ancora l’orologio sul terzo binario, è passato troppo tempo, ma lui è sempre in ritardo per principio, un’altra delle cose che odiava di lui: ritardo e telefono  non raggiungibile.  Si era accaparrato questo diritto e lo ostentava. Lei  dal canto suo invece, si era appropriata del diritto di conoscerlo meglio di chiunque altro.

Ma perde le chiavi della calma, il cuore ogni momento che passa si raffredda, forse non viene, forse non verrà  mai  Fischio di metropolitana ed ecco che forse arriva,  frenata di metropolitana e boum, tutta la gente che sa di fretta e di povertà si rigurgita sulla banchina del  binario tre.  Agnese è là,  congelata e  immobile che guarda  i passanti. Gli occhi striati di metallo e d’agata scorgerebbero un atomo di lui tra folla.

Pochi secondi e tutto si dirada, ti pentirai di non essere venuto a parlare con me.  Se in questa storia solo io soffro giuro che.. e si morde le labbra, la rabbia brucia e infuria il volto. Non ce n’è per nessuno, l’ira del gatto è bella, bruciante di pura fiamma felina, pelo irto e scintille blu, occhi verdi fiammanti.

Aveva una lettera per lui, per fargli tornare in mente tutti quei giorni passati insieme, la tiene in tasca e con le dita affusolate la stringe, la conserva e con lei scende di corsa le scale. In un attimo è fuori, l’inverno è alle porte, un messaggio a mamma per sentirsi un po’ a casa. Mangio un gelato con Noemi.   Ma non eri a dieta?!!  La dieta la inizio lunedì.

 

 

Come si diventa Influencer su Instagram

E’ un vero e proprio lavoro, richiede impegno, ma non è riservato a pochi eletti, chiunque può diventare un  Influencer.

Fino a qualche hanno fa non si parlava di Influencer, ma di Fashion Blogger.  

Appena nato Istagram infatti,  l’Influncer si occupava esclusivamente di moda, mentre oggi è una figura professionale  legata più settori: food, travel, fitness ecc.

Ma vediamo tutto quello che c’è da sapere per diventare  una Fashion Influencer su Instagram. 

Il profilo: curare i dettagli.

Scrivere la tuo biografia nel modo giusto.  La tua foto migliore ovviamente e biografia pertinente:

chi sei                                               Sandra  Rossi 

cosa fai                                            Personal Stilyst /Personal shopper

di dove sei                                       Roma Milano Napoli

dove ti  contatto                             DM (chat Instagram) o E-Mail

Link                                                   Sito o Blog o profilo Fb 

Può essere  utile linkare con l’applicazione Link personalizzato che oltre a renderlo più corto vi informa sui click ricevuti.

Creare uno stile
Instagram Theme: per creare un immagine del profilo accattivante e stilisticamente perfetta, esistono delle regole di tipo estetico,  non obbligatorie ma consigliabili da seguire.

Una  gallery,  per essere visivamente seducente, deve essere armoniosa.  Date a tutte le foto la stessa dimensione,  scegliete una gamma di colori o un colore soltanto e rimanete fedeli allo stile che avete scelto e che vi rappresenta.

Una delle applicazioni più usate per modificare le foto  è VSCO  (sotto trovate il link).

I temi più carini e di tendenza di cui è utile conoscere i parametri sono:

Clean feed, molto usato dalla top influncer scandinava Celine Aagaard, nella foto.

Risultati immagini per celine aagaard

FILTRO VSCO CAM   SE3

esposizione  +1    contrasto+2

saturazione- 2     temperatura-2    tinta +4

Pink feed

I would LOVE THIS STUFF EVEN IF IT WAS GREY

FILTRO VSCO CAM   SE5

esposizione  +2    contrasto+2

saturazione- 2     temperatura- 3    tinta +6

 

Color feed

Striped socks - ©Garry Gay (via FineArtAmerica)

FILTRO VSCO CAM   C1

esposizione  +1    contrasto+1

saturazione +2     temperatura- 1

                                       

 

Dark feed

Risultati immagini per bianco e nero

FILTRO VSCO CAM   G3

esposizione  -1    contrasto+2

saturazione +2     temperatura +4

                                                                                                                                                                     

Autumn feed                                             

  Immagine di sweater, winter, and autumn

FILTRO VSCO CAM   A4

esposizione  -1    contrasto+3

saturazione +3     temperatura +2

Sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono tantissimi:     Idee feed per instragram

Immagine di aesthetic yellow color   Immagine di blueImmagine di aesthetic, brown, and cream

Le più usate  applicazioni per modificare le foto:

Instasize gratuito

facetune a pagamento

Pic Stitch – Collage Maker gratuito   (per collage)Risultati immagini per instagram foto collage

Afterlight 59 filtri a pagamento

VSCO gratuita

snapseed principalmente editing intuitivo gratuito

E naturalmente   Adobe Photoshop più famoso al mondo gratuito

Commentate le foto, non è così ovvio capire a cosa si riferiscono e chi guarda vuole sentirsi partecipe.

Come aumentare i follower 

Diffondere il profilo su molti social e condividere ovunque per farsi conoscere.  Cliccando sul profilo si può trovare : impostazioni di condivisione-account collegati. Una volta  data l’autorizzazione i post verranno condivisi su ogni social.

Per condividere su  Twitter ed evitare di trovare un link invece del post,

è utile l’applicazione    IFTTT Instagram on Twitter

Usare i giusti hashtags  nel giusto modo:  per individuare quelli più popolari puoi usare:

Hashtags più popolari su Instagram

Usare troppi  hashtags, usarli se  non  sono correlati alla foto è controproducente,  Instagram lavora e modifica continuamente gli algoritmi per migliorare la soddisfazione degli utenti.  4 o 5 hashtags sono il numero giusto, altrimenti  le persone rimarranno deluse e il vostro profilo sarà shadow bannato (non sarete più visibili nella sezione hashtags dagli utenti che non seguono  il profilo).

Se vi è già successo potete  visitare

Come agisce lo Shadow ban sul tuo profilo Instagram

Esibisci la tua personalità e rimani coerente:  la fotografia è una mezzo di comunicazione molto potente e immediato, chi guarda vuole trovare idee, ispirarsi e orientare i propri gusti. Imitare profili di successo di qua e di là non vi aiuterà a far nascere il personaggio che è in voi: normale ma unico.

Finché non avrai trovato il tuo stile, meglio postare poche foto carine e prendere tempo.

Orari migliori per pubblicare: le statistiche della rete dimostrano che gli orari migliori per pubblicare sono l’orario  di pausa pranzo e pausa cena  (13.14  e 19-20).  Mentre sono considerati i  giorni più affollati il giovedì e il venerdì.

Dopo il lavoro infatti le persone si rilassano sui social, ma una  è una statistica da prendere con le pinze o da non prendere affatto, dipende anche dal target.  Se il tuo target  è formato da ragazzi che vanno a scuola l’orario migliore sarà 15-17. L’unico modo per saperlo è sperimentare, ma se non vuoi lasciare nulla al caso ti sarà utile questa applicazione che ti permetterà di postare a orari pre programmati.

Hootsuite

Interagisci  il più possibile, lo scopo di un social network è proprio questo. Crea legami con chi commenta ricambiando il favore. Cerca altri Igers (IG sta per Instagram) con interessi simili ai tuoi. Oltre a conquistare dei veri follower,  accrescerai la tua conoscenza degli argomenti e potrai prendere tanti spunti da riproporre a modo tuo. Una sana competizione insomma.

Contrariamente e da non fare, fondamentalmente perché non utile a niente, è spannare i profili di successo cliccando segui a random.  E’ vero, otterrete nuovi follower, ma saranno solo fantasmi che non seguiranno niente di quello che pubblicate e dopo qualche tempo vi cancelleranno ( cosa che voi avrete già fatto il giorno dopo).

Non cercare scorciatoie che poi scorciatoie non sono.

Comprare follower su Instagram è utile solo se lo fate per soddisfare il vostro ego, allora non c’e problema. Se invece volete diventare Influencer di professione è importante sapere i fondamentali:

Le aziende sanno distinguere benissimo un profilo pieno di fake.

Le prime proposte di lavoro che avrete saranno collaborazioni gratuite, dovrete veramente dimostrare che siete in grado di “influenzare” le vendite. I follower comprati non compreranno proprio niente e voi  vi sarete bruciate ancora prima di iniziare.

Se poi, come si diceva sopra, volete farlo per un vostra forma di  narcisismo personale ,  che c’è di male?  Ecco come fare per comprarli.

Scarica l’applicazione   Compra follower

Dopo esserti loggato all’ account Instagram, l’applicazione ti chiederà di mettere cuori su determinati profili  facendoti guadagnare punti. Ogni 100 punti ottenuti potrai comprare l’ambito  pacchetto di follower.  In alternativa ti verranno offerti pacchetti a pagamento relativamente economici.

Ci sono decine di applicazioni dello stesso genere su Google Play Store, basta digitare Compra follower.

 

 

Come rilanciare un azienda in crisi. Lavora tanto, gioca duro.

Camiciaascacchi

L’argomento è vasto e generalizzare non è facile, molte cose che leggerete vi saranno  utili, altre non saranno specificatamente aderenti al vostro settore aziendale, ma potranno  comunque essere fonte di ispirazione. Navigare tra crisi economica, pressione fiscale e multinazionali on  line, per le piccole aziende non è cosa facile. Individuare i punti di forza e riemergere, è un obiettivo possibile.  

Si può dire che un azienda è “in crisi” quando è ancora possibile risanarla, ovvero quando gli incassi  sono scesi al  punto di non riuscire a pagare l’affitto, i fornitori e gli stipendi.  Le azioni  da parte dei creditori cominciano ad arrivare, ma non siete al punto del fallimento.

Tutto quello che avrai fatto finora è pensare e ripensare. Quando non c’è  lavoro il tempo per rimuginare cresce in modo esponenziale. I stessi pensieri si ripresentano sempre uguali : ieri come oggi , oggi come domani. Nessun problema economico…

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Come rilanciare un azienda in crisi. Lavora tanto, gioca duro.

L’argomento è vasto e generalizzare non è facile, molte cose che leggerete vi saranno  utili, altre non saranno specificatamente aderenti al vostro settore aziendale, ma potranno  comunque essere fonte di ispirazione. Navigare tra crisi economica, pressione fiscale e multinazionali on  line, per le piccole aziende non è cosa facile. Individuare i punti di forza e riemergere, è un obiettivo possibile.  

Si può dire che un azienda è “in crisi” quando è ancora possibile risanarla, ovvero quando gli incassi  sono scesi al  punto di non riuscire a pagare l’affitto, i fornitori e gli stipendi.  Le azioni  da parte dei creditori cominciano ad arrivare, ma non siete al punto del fallimento.

Tutto quello che avrai fatto finora è pensare e ripensare. Quando non c’è  lavoro il tempo per rimuginare cresce in modo esponenziale. I stessi pensieri si ripresentano sempre uguali : ieri come oggi , oggi come domani. Nessun problema economico si è mai risolto con la forza del pensiero. Il pensiero positivo non funziona, se sentite la necessità di pensare positivo significa che la situazione in cui vi trovate è negativa e non l’avete resa tale con il pensiero. La legge d’attrazione non funziona, sarà anche scientificamente provata e magari in qualche circostanza può essere efficace, ma di sicuro non in questo caso. Il lavoro migliora migliorando il lavoro, tutto il resto è falso o illegale.

La  funzione della lista che segue  è quella di frammentare il problema e risolvere una miriade di piccole questioni, perché di quello si tratta. Dunque non è necessario seguire un ordine.

STEP BY STEP,  in ordine sequenziale o sparso.

Affrontare i debitori: i debitori  non sono assassini seriali o lupi mannari, sono persone come voi e che con voi,  condividono lo stesso problema, ma inverso: devono riscuotere denaro da qualcuno che non lo ha.  Non sfuggite, la cosa migliore è sempre quella di andare da loro per primi, serve per evitare sorprese. Se avete maturato un debito con la banca, con i fornitori o con chiunque sia, andate da loro regolarmente. Se non è possibile andare fisicamente, telefonate. Comunicare che la volontà di onorare i debiti è il primo dei vostri pensieri, manterrà gli animi tranquilli.  Se non credete di potercela fare ditelo: dilazionare, stralciare le somme e rateizzarle è nel loro interesse.

Tutelare  le risorse economiche per il rilancio dell’azienda: non pubblicizzate un azienda che non funziona, (spiegare perché è superfluo)  Non prendete prestiti per risanare i debiti senza aver prima constatato, conti alla mano, che gli incassi cominciano a migliorare. Non cadete nella rete degli avvoltoi che cercheranno di convincervi a comprare siti internet miracolosi, strategie aziendali fasulle, articoli nuovi che chissà quale successo avranno sul mercato. Voi conoscete la vostra azienda, la sua storia, i suoi clienti: solo voi sapete veramente come riavviarla e ogni singolo euro, vi serve.

Incrementare il volume d’incasso:  le piccole aziende sono schiacciate dalle grandi distribuzioni, che a loro volta sono schiacciate dai colossi on line. In realtà, sembra strano a dirlo, ma il commercio è basato sulle piccole aziende senza le quali nulla esisterebbe. Tutto ciò che è  riprodotto e venduto a due soldi e tutto ciò che la gente compra su Amazon e simili,  è passato prima per una piccola azienda. I pesci grandi hanno conquistato totalmente il mercato questo è vero, ma il cliente,  prima è passato per il negozio. Una piccola azienda ha un solo unico vantaggio e deve sfruttarlo al massimo, ha il primo rapporto diretto con la gente.

Sembra una cosa da niente, ma in realtà è come posizionarsi per primi nei motori di ricerca. Siate originali e creativi nella vostra offerta: vendete uno stile unico, un servizio ineccepibile. Non potete essere competitivi nel prezzo questo è vero, ma potete rendere l’acquisto un esperienza piacevole  da voler ripetere.  Offrite un omaggio, le persone amano i regalini.  Può essere utile accordarvi con altre aziende per offrire buoni sconto o consulenze gratuite (le palestre sono sempre felici di avere queste opportunità, come i centri estetici, i nutrizionisti ecc). Le grandi case di moda offrono champagne ai clienti, non dovete arrivare a tanto, ma organizzarvi per offrire un caffè e caramelle ai bambini può  fare la differenza. Niente cartelli che vietano l’ingresso ai cani,  dove è proprio necessario mettete ganci all’esterno per attaccare i guinzagli. Create aree  dove sia possibile sedersi, fate spazio per far circolare i passeggini, rendete gli ambienti a prova di bambino.

Selezione del personale: è la parte più difficile, la definizione del perfetto collaboratore in realtà non esiste e farne una sarebbe pura ipocrisia. Spesso si parla di ambizione, capacità di lavoro di squadra….. in realtà queste qualità possono non servire a niente se non si rema a favore dell’azienda. La scelta migliore da fare, e ci vorrà tempo e un po’ di fortuna, è mettere il lavoratore giusto nel suo giusto posto di lavoro, lasciando da parte i curriculum.  Mi spiego meglio: il laureato che intanto vuole fare il cameriere? No. La studentessa che vuole fare  la commessa per un po’, nemmeno.   Date il lavoro a chi lo può calzare a pennello e se ne  può appropriare in tutti gli aspetti: un magazziniere deve essere un maniaco dell’ordine, una buon ragioniere deve amare i numeri e non esserne stressato,  un autista deve essere felice quando sale sul camion. Onestà e voglia di lavorare ovviamente sono imprescindibili.

Estrapolate cosa funziona bene.  Non fate di tutta l’erba un fascio, la mancanza di fiducia in voi stessi può farvi perdere di vista anche ciò che è ben fatto,  guardate con attenzione, vedrete che grosse rivoluzioni non saranno necessarie.

Estrapolate cosa funziona male.  Molte delle azioni che avete fatto hanno causato la perdita dei clienti: prodotti scadenti, merce non assortita,  servizi troppo cari e non professionali, merci o servizi inferiori alle aspettative dei clienti,  personale addetto alla  vendita svogliato o scortese. Altri fattori determinano la perdita dei clienti, per esempio ambienti non accoglienti, non perfettamente puliti e ordinati, poco illuminati o troppo freddi (o troppo caldi).

Riorganizza il lavoro in 2 sezioni in cui distingui in modo netto cosa, nella tua azienda”,  è ben organizzato e  quello che invece non lo è. Deve essere proprio come la lista dei  “buoni e cattivi” scritti sulla lavagna.  Tutto quelle che è scritto dalla parte “buoni” sono azioni da potenziare a aumentare ogni giorno, ciò a cui devi dedicarti quando lavori. Ad esempio se puoi dire con sicurezza che la contabilità è in ordine, significa che quello è un tuo punto di forza e di sicuro converrà cominciare a migliorare dove è più  facile e piacevole. Se prima la contabilità era soltanto in ordine, dovrà  diventare assolutamente perfetta. I riassortimenti funzionano? La gestione del personale? Le consegne? La manutenzione del negozio?

Quello che è scritto  dalla parte “cattivi”, semplicemente va rivisto, non farne un dramma, a volte basta poco per migliorare sensibilmente l’efficienza.

Dividi la merce (o i servizi) in 2 sezioni: quella che si vende da quella che non si vende.   Senza vie di mezzo, quello che si vende poco starà dalla parte di ciò che non si vende. Concentrati su cosa ancora vendi e migliorati, specializzati, soddisfa i clienti. Se hai un negozio di scarpe, un bar, un edicola o qualsiasi altra attività, non è necessario in un momento di difficoltà avere o fare tutto. Potenziare quello che funziona è un buon modo per ripartire.

Scrivi delle guide su ciò che vendi: sai tutto del prodotto che offri? Probabilmente sì perché dovresti. I  tuoi clienti invece non sono tenuti a conoscere le caratteristiche di ciò che comprano.  Informarli è un ottimo modo per ottenere la loro fiducia e dimostrare professionalità. Le persona anziane non capiscono nulla di tecnologia, investire del tempo per  spiegare come funziona qualcosa ti farà conquistare un cliente. I giovani non sanno fare una montagna infinita di cose pratiche, spesso non sanno nemmeno quanto deve bollire un uovo per essere sodo o alla coque. Spiegare come si lava la camicetta che stai vendendo, in che occasione si indossa e chi ne ha più ne metta, avrà come  risultato un tempo di permanenza più lungo nel negozio e più probabilità di vendere qualcos’altro.

Lavorate  ai piccoli obiettivi e solo uno alla volta: una trappola mentale in cui si cade facilmente è quella di non voler vedere e ammettere alcuni errori. E’ importante all’inizio saper rallentare a affrontare una sola cosa alla volta. Se decidete  di vendere finalmente tutte le aspirapolvere che avete in magazzino da anni, concentratevi e fate solo quello, fate tutto ciò che è materialmente possibile per ottenere il risultato.  Ma se in breve tempo l’obiettivo non è raggiunto, non sprecate più energia, passate le aspirapolvere nella categoria “oggetti invendibili”.   Potete farci altro: regalarle per Natale a tutti i parenti,  farci una riffa per Pasqua, omaggiare tutti gli inquilini del palazzo di fronte.

Per concludere: vendere e comprare sono come marito e moglie, perché qualcuno venda ci deve essere qualcuno che compra.
(Anish Rajan)

E nient’altro: a buon intenditor, poche parole.

 

 

 

Vale Ntino, fenomeni di Facebook e altre meraviglie.

Si definisce : “Cantante Rappista, Beatboxer e Ballerino nella massima professionalità.” Valerio Costantino, in arte Vale Ntino, la sua pagina è seguita da quasi 400.000 persone, un risultato ottenuto in pochissimo tempo.

Originale, divertente, la prima cosa che viene in mente guardandolo è senza dubbio:  “ci fa o ci è?”  Ma questo non ci è dato saperlo: il personaggio che è, o che rappresenta, ha avuto un grande successo.  Protagonisti assoluti: i suoi strafalcioni, i discorsi privi di senso,  il look svestito  ( praticamente in mutande) e naturalmente.. le sue cory.

Le sue cory (coreografie) in diretta , teneramente inguardabili, sono seguite da almeno 1200-1300 persone che inviano cuoricini e like.

Tra gli irresistibili argomenti trattati consiglio di sicuro quello  su Gesù e del “perché è stato sparato?” : https://youtu.be/Pv-4FrlPd9Y.

E’ stato paragonato a Martina Dell’Ombra.  Può darsi, ma mi ricorda più una piccola drag queen in erba, dove l’esasperazione della femminilità viene sostituita dall’esasperazione del trash.

La sua comicità,  (perché di questo si tratta),  la sua originalità stanno proprio nel fatto che le sue parodie sono talmente esagerate da non essere nemmeno più riconoscibili come parodie.  Si guarda e ci si diverte, si guarda e ci si chiede : “ci fa o ci è ? ” A nessuno passa per l’anticamera del cervello che in realtà ci stia facendo il verso.

Spesso gli chiedono se è gay,  Vale Ntino risponde che è una domanda stupida e ha ragione, che sia gay è decisamente evidente. Aggiunge anche: “andreste a chiedere a qualcuno quante gambe ha?”

Ma a proposito dell’ omosessualità c’è un video in cui l’intelligenza con cui tratta l’argomento è mascherata con difficoltà:

Facciamo parte tutti della categoria travestiti. Più non lo vuoi essere e più lo sei, c’è chi non lo ammette ma questo poco importa…

Ecc ecc..  vale la pena ascoltare il discorso intero:  https://youtu.be/gTmlymoEgzI

Io l’ho ascoltato con attenzione e non posso non essere d’accordo con lui.  Aggiungo una frase della scrittrice britannica Jeanette Winterson:

Il nudo è il migliore travestimento.